Abdere se in litteras
Abdere se in litteras altro non è che “seppellirsi tra i libri” – nostro costume. In questa pagina forniamo una sorta di indice ragionato degli autori e dei temi trattati nei nostri articoli.
A proposito di libri, segnaliamo la nostra recensione, redatta per Sitosophia, del volume: Anassimandro e il dominio tragico della necessità di Giuseppe Auteri (Catania, 2009). E la nostra traduzione di un’intervista al filosofo Brice Parain: «La filosofia è il sogno della pace».
Riteniamo inoltre condivisibili e importanti le riflessioni dirette e sofferte di un “piccolo” editore della nostra città, Catania. Salvo La Porta, della Villaggio Maori, ha scritto la nota che riportiamo di seguito pensando alla situazione e sociale e economica e quindi politica che vige in città, specchio fedele di ciò che avviene in tutta la nazione. Riportiamo qui queste considerazioni perché riteniamo che il valore di un libro stia anche nel suo peso culturale come oggetto: è innanzitutto un oggetto bello e non solo un pensiero, un’idea, un’emozione, un insegnamento. In quanto oggetto, esso si colloca nello spazio del mercato e se il mercato oggi determina la nostra politica, allora che si faccia attenzione agli oggetti culturali coi quali nutriamo il nostro spirito e lo Spirito della nostra società.
La chiusura di Gramigna
di Salvatore La PortaSta per chiudere la libreria Gramigna.
A dire il vero, a dicembre ha chiuso (nuovamente) anche la libreria La Maieutica.
Cosa hanno in comune? Sono librerie indipendenti, piccole e alternative, gestite da due persone oneste.
Alla Maieutica e da Gramigna potevate seguire cineforum, trovare libri di case editrici indipendenti (grazie alla Maieutica il Villaggio Maori ha potuto superare il primo anno di attività editoriale), ascoltare presentazioni di libri, discutere di Pasolini, Marx, Hemingway…
Da Leo (La Maieutica) si parlava spesso di buddismo, e non riuscivi mai a pagargli il caffè; la sua libreria era tutta in legno e rosso ocra, e quando entravi c’era un buon odore, e a volte i ragazzi del corso di scrittura creativa chini sui taccuini.
Forse Gramigna aveva un arredamento un po’ più freddo, ma che io sappia la distribuzione “Interno 4″ a Catania la faceva soltanto Fabio.
“Interno 4″ distribuisce piccole case editrici di qualità.
Per dire: alla Mondadori non c’è.
Hanno aperto la Giunti accanto a Bonaccorso, in compenso.
Che io sappia (almeno nel centro storico di Catania) non ci sono altre librerie come quelle di Fabio e Leo.
Facciamo corna: intendo a parte il Villaggio Maori.
Mi rivolgo alla gente che riconosco dalla mia parte, quella che si lamenta del fatto che la cultura in questo paese è prodotta, diffusa e sfruttata sempre e soltanto dagli stessi centri di potere.
Quella che lamenta l’assenza di edizioni indipendenti, di case editrici non a pagamento e di centri culturali, soprattutto in questa città e soprattutto in questo periodo.
Attenzione a come e dove spendete i vostri soldi, perché è nel vostro portafoglio (è triste, lo so) la vostra scheda elettorale.
E’ il vostro denaro che conferisce potere economico e quindi politico, in questa democrazia: nelle urne vengono soltanto formalizzati equilibri di potere già decisi da voi stessi a questo modo.
Comprare un testo di Fenoglio alla Mondadori non è la stessa cosa che acquistarlo da Gramigna.
Comprare l’edizione di Hume della Einaudi (chiedetevi di chi è) non è lo stesso che comprare l’edizione del Villaggio Maori.
Risparmiare 3 euro grazie all’ennesima promozione IBS significa portare sul lastrico un centro culturale come La Maieutica.
Forse i corsi di arabo che si facevano lì erano un’opportunità, per Catania, che valeva più di 3 monete.
Facciamo la conta?
Cosa ci è rimasto?
Tutti conosciamo i luoghi (fisici e non) rimasti in questa città: Lomax, Experia, Mangiacarte, Villaggio Maori, Radio Zammù, Officina Rebelde, Cappella Bonajuto… aggiungete voci all’elenco, se volete; ma attenti a non sottrarle alla città. Alla polis.
Sostenete i centri culturali indipendenti, se ritenete che siano importanti: siate coerenti, perché chi la pensa nell’altro modo è coerente.
Da parte nostra, i maori (casa editrice e libreria, ma anche quello strano, variegato materiale umano che si fa chiamare a questo modo, in questa città) resistono. Forse.
Che poi: resistere; questo verbo sembra quasi una condanna, per certa gente, in questo paese.