L’«Hegel» di Battisti

[Il suono] è un materiale che nel suo essere peraltro è senza consistenza e sparisce appena sorge ed esiste.
(G. W. F. Hegel, Estetica)

Il proprio tempo appreso con il pensiero: tale, notoriamente, è la filosofia secondo Hegel.
E se il nostro tempo è un guazzabuglio di antichità sempre più fatiscenti, arcane ed incomprese aggrovigliate all’elettronico, al meccanico, al tecnologico, allora Hegel1 di Lucio Battisti e Pasquale Panella è un’opera filosofica.


Essa vive nell’intrico tra carnalità e spiritualità, statuaria ed elettrodomestica, sperimentalismi al limite dell’industrial e melodie spesso orecchiabili. È un’opera al contempo antica e nuova; come si dice nel terzo brano, Tubinga: «Da qualche tempo è recente anche l’antico».
Così, la “musica leggera” di Battisti congiunta ai ghiribizzi poetici di Panella diventa l’unica opera sperimentale della musica italiana; sperimentale ed unica non tanto perché la cosiddetta musica “colta” non abbia mai prodotto nulla (basti pensare al contorto Contrappunto dialettico alla mente di Luigi Nono); essa, invece, è tale perché scavalca definitivamente, e finora è un caso isolato, il confine tra musica colta e leggera2: testi eruditi e raffinati, che rompono decisamente con la tradizione canzonettistica e persino cantautoriale; musica sintetica e melodica, con piccoli lampi innovativi e geniali, dove v’è sempre un rumore di fondo, un utilizzo evocativo ed esoterico del sintetizzatore ed una maestria che accompagna di campanellanti toni le note più alte raggiunte dalla voce.


Come le sculture di Igor Mitoraj queste canzoni sono contemporanee (“post-moderne”, direbbe qualche sagace pensatore) ed antiche; ma sono rotte. Sono semplicemente rotte.
L’equilibrio che il mondo pensa di avere trovato nella recente antichità che citavamo sopra, è come sospeso, però, a Tubinga: «E in te Tubinga in te non c’è un juke-box e non un tostapane». Il tempo è sospeso, o, per meglio dire, rotto anch’esso; rotto, più precisamente, dalle cose, reso inafferrabile:

E al posto del carattere, mia cara,
poniamo una tempesta, un caso esterno,
un alto mare che i giorni, i mesi e gli anni
inseguono e non possono afferrare.

La canzoni di Hegel rompono il tempo e con ciò lo lasciano apparire.
Del resto, la prima canzone titola: Almeno l’inizio; il primo verso però recita: «Alla fine ti trovasti in un bel posto». L’inizio è decretato dalla fine; una fine in cui ci si ritrova in un posto, ossia nello spazio.


La musica e il canto di Battisti sono algidi; nessuna sbavatura, nessuna espressività sentimentale. La canzone più densa di affetti e dalle melodie più orecchiabili e dolci è Estetica. L’atmosfera dell’idillio è onirica, la musica si rarefa e diviene distesa; e tutto è ancora immobile, fermo ed il vissuto, il ridere dietro la colonna, il discutere

se lo spirito s’eccita,
per caso esilarando,
oppure ardendo,
bruciando bruciando
(Estetica)

sono filtrati dal sonno che ritrae i due poli dialettici della discussione; musica e parole si cercano per giungere ad una sintesi che ricomponga l’essere e il nulla nel divenire.
Alcuni brani sono musicalmente o almeno melodicamente meno riusciti, ad esempio La moda nel respiro o Stanze come questa.
Ma per concludere vorrei sottolineare la geometricità delle ultime opere di Battisti (gli ultimi album hanno tutti otto brani) e l’audacia dei falsetti, dei testi e della musica dell’ultimo brano La voce del viso.
Qui Panella offre versi di un’estrema musicalità, ricchi di assonanze, allitterazioni, anagrammi, rime solite e insolite. Il falsetto battistiano, al limite dell’etereo, accompagna l’incalzante ed esacerbato ritmo che porta alla conclusione che scalza l’inghippo della sintassi a favore della verità della bellezza del viso.
Un bello statuario, greco; un bello, anzi, che seguendo Hegel, non può che essere artistico. La musica battistiana, tuttavia, con questo disco vuole assaltare la nozione sonora hegeliana, cercando di dare alla canzone la stessa consistenza della statuaria.

Note
1. L. Battisti, Hegel, Numero Uno, 1994. Riferimenti telematici per Lucio Battisti e l’album: Biografia, Sito non ufficiale dedicato, Video originale di Hegel, da cui è possibile accedere ad altri contenuti video su Youtube, L’album e due recensioni, Testi dell’album. Rimando infine a un mio post: Effetti ed affetti musicali.
2.
Non ho mai creduto a questa distinzione; e tuttavia la peculiarità di Battisti semmai sta nel cercare il confronto con la cosiddetta musica colta non tanto guardando alla classica (come pure altri hanno fatto), quanto alla post-dodecafonica (anche se forse ciò è più evidente nell’album Cosa succederà alla ragazza).

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