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	<title>Il Tempio dell&#039;Ombra</title>
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	<description>Mettere sugli altari ciò che oscuro peregrina</description>
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		<title>Fondamenti</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 23:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hospis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il pensiero è atto. E dall’atto deriva la potenza, ed è per questo che gli uomini conoscono le cose facendole». Aristotele, Metafisica. «La verità dello spazio è il tempo, e in tal modo lo spazio diventa tempo; non siamo noi quindi a passare soggettivamente al tempo, ma è lo spazio stesso a passare. Nella rappresentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Il pensiero è atto. E dall’atto deriva la potenza, ed è per questo che gli uomini conoscono le cose facendole».<br />
Aristotele, <em>Metafisica</em>.</p>
<p>«La verità dello spazio è il tempo, e in tal modo lo spazio diventa tempo; non siamo noi quindi a passare soggettivamente al tempo, ma è lo spazio stesso a passare. Nella rappresentazione spazio e tempo sono ampiamente separati, e vi abbiamo lo spazio e poi <em>anche</em> il tempo ed è questo “anche” contro cui combatte la filosofia».<br />
Hegel, <em>Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio</em>.</p>
<p>«Ciò che cerchiamo e ciò di cui siamo assetati è in sostanza dovunque l’uomo».<br />
Hesse, <em>La felicità</em>.</p>
<p>«L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce».<br />
Proust, <em>La fuggitiva</em>.</p>
<p>«I fatti sono pensieri e concetti».<br />
Hegel, <em>Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio</em>.</p>
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		<title>Grecità</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 12:02:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«La forma esteriore della grecità è sparita, ma il suo spirito è imperituro. Ciò che visse una volta nella vita del pensiero dell&#8217;uomo non perirà più; seguiterà a vivere come spirito e, entrato nelle vita spirituale dell&#8217;uomo, avrà una sua particolare immortalità. Non sempre con uguale forza, non sempre nello stesso luogo riappare nella vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«La forma esteriore della grecità è sparita, ma il suo spirito è imperituro. Ciò che visse una volta nella vita del pensiero dell&#8217;uomo non perirà più; seguiterà a vivere come spirito e, entrato nelle vita spirituale dell&#8217;uomo, avrà una sua particolare immortalità. Non sempre con uguale forza, non sempre nello stesso luogo riappare nella vita dell&#8217;umanità il pensiero greco; ma non perisce mai: sparisce, per ritornare; si nasconde, per riapparire. <em>Desinunt ista, non pereunt</em>.»<br />
Rohde, <em>Psiche</em>.</p>
<p>«Gli dèi [greci] erano organizzazioni del sistema nervoso centrale e li si può considerare come ‘persone’, nel senso di forti presenze costanti nel tempo, amalgami di immagini parentali o ammonitorie. Il dio è parte dell’uomo, e del tutto coerente con questa concezione è il fatto che gli dèi non escono mai dall’ambito delle leggi naturali».<br />
Jaynes, <em>Il crollo della mente bicamerale e l&#8217;origine della coscienza</em>.</p>
<p>«La memoria è la forca a cui pendono strangolati gli dèi greci».<br />
Hegel</p>
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		<title>Sophia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 08:46:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«In quanto credo che Sofia sia intorno a me e possa apparirmi, e agisco conformemente a questa fede, essa è difatti intorno a me e finirà certamente per apparirmi — proprio dove non me l&#8217;aspetto. In me forse, come anima mia, e proprio così veramente fuori di me; infatti ciò che è veramente esteriore non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«In quanto credo che Sofia sia intorno a me e possa apparirmi, e agisco conformemente a questa fede, essa è difatti intorno a me e finirà certamente per apparirmi — proprio dove non me l&#8217;aspetto. In me forse, come anima mia, e proprio così veramente fuori di me; infatti ciò che è veramente esteriore non può che agire mediante me, in me, su me — e in un rapporto delizioso».<br />
Novalis, <em>Frammento 23</em>.</p>
<p>«Fatimiya, termine astratto che tradotto letteralmente dà qualcosa come ‘fatimianità’, ma che il termine ‘sofianità’ esprime ancor più direttamente non appena noi riconosciamo nella persona eterna di Fatima la Splendente colei che altrove è chiamata Sophia.<br />
[...] È la Sophia del mazdeismo e la tipificazione della Terra celeste. Spandarmat-Sophia è la ‘padrona di casa della Dimora’, è la Dimora stessa come Arcangelo femminile della Terra che è Terra di Luce. [...] Rivestirsi di questa sofianità è per l’essere umano accedere fin d’ora alla Terra celeste, al mondo di Hurqalya, mondo della ‘corporeità celeste’, che è quella dei corpi sottili di luce».<br />
Corbin, <em>Corpo spirituale e Terra celeste. Dall’Iran mazdeo all’Iran sciita</em>.</p>
<p>«Che soluzione straordinaria per la saggezza nascondersi nelle morte! Tutti rifuggono la morte, quindi tutti rifuggono la saggezza, a eccezione di coloro che sono disposti a pagarne il prezzo e andare controcorrente».<br />
Kingsley,  <em>Nei luoghi oscuri della saggezza</em>.</p>
<p>«Ma allora ogni conoscenza sottile, che si ripercuote con un&#8217;insidia fatala al di là del suo impatto immediato, è necessariamente un inganno, e la luce sfolgorante che disserra i segreti è davvero portatrice di morte e di schiavitù? È questo che Epimenide voleva dire, che la sapienza è un inganno?»<br />
Colli, <em>La sapienza greca II</em>.</p>
<p>«Nata fuori della scrittura e ripugnante alla scrittura, fu proprio attraverso questa che la ragione si affermò come grande evento — ma episodico — nella storia del mondo. Da allora la filosofia è cosa scritta e fondata su cose scritte — chiusa in una quiete di morte».<br />
Colli, <em>Filosofia dell&#8217;espressione</em>.</p>
<p>«Appartengo all’idea. Quando mi fa segno la seguo, quando mi dà convegno aspetto giorni e notti – nessuno mi chiama a pranzo, nessuno ritarda la cena. Quando chiama l’idea, allora lascio tutto, o meglio non ho nulla da lasciare, non deludo nessuno, non amareggio nessuno coll’essere fedele a lei, il mio spirito non è amareggiato dal fatto che devo amareggiare un’altra. Quando ritorno a casa, nessuno mi legge in faccia, nessuno interroga le mie apparenze, nessuno strappa alla mia essenza una spiegazione che neppur io stesso posso dare ad altri, perché non so se sono beato di gioia o sprofondato in affanno, se ho guadagnato la vita o l’ho perduta».<br />
Kierkegaard, <em>La ripetizione</em>.</p>
<p>«Dimorare nelle altezze dell’arte e della filosofia è ad un tempo una maledizione ed una benedizione, e la persona che vi dimora deve evitare ogni contatto con “ciò che è vivente”, perché il suo tocco è avvelenato».<br />
Heller, <em>Etica generale</em>.</p>
<p>«La sapienza è un delitto contro natura».<br />
Nietzsche, <em>La nascita della tragedia</em>.</p>
<p>«L’uomo che medita è un animale depravato».<br />
Rousseau, <em>Discorsi sull’origine della disuguaglianza</em>.</p>
<p>«È più salutare per il pensiero aggirarsi nel sorprendente che installarsi in ciò che è perspicuo».<br />
Heidegger, <em>Logos</em>.</p>
<p>«[Le idee] sono come dee, le quali si degnano talvolta di rendersi visibili ad un mortale solitario, alla svolta d’una strada, magari nella sua camera mentre egli dorme, allorquando, ritte nel quadro della porta, gli recano la loro annunciazione. Ma appena si è in due, esse scompaiono: gli uomini in società non le scorgono mai».<br />
Proust, <em>I Guermantes</em>.</p>
<p>«Metafisica: antica madre del caos e della notte in tutte le scienze dei costumi, della religione e della legislazione!»<br />
Hamann, <em>Metacritica</em>.</p>
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		<title>Technology</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 12:49:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«“Tecnologia” è una parola molto usata nella lingua italiana moderna [...]. Non è difficile constatare che nell’uso comune la differenza fra i due vocaboli “tecnica” (o tecniche) e “tecnologia”, che pure formalmente mantengono distinti significati, ha avuto la tendenza, degli ultimi decenni, sempre più a scomparire, sia nel linguaggio corrente, sia in quello tecnico-scientifico, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«“Tecnologia” è una parola molto usata nella lingua italiana moderna [...]. Non è difficile constatare che nell’uso comune la differenza fra i due vocaboli “tecnica” (o tecniche) e “tecnologia”, che pure formalmente mantengono distinti significati, ha avuto la tendenza, degli ultimi decenni, sempre più a scomparire, sia nel linguaggio corrente, sia in quello tecnico-scientifico, così che è comune che questo termine venga usato per riferirsi ad &#8220;oggetti&#8221; anche molto diversi fra loro, ad esempio alle macchine e all&#8217;industria del XIX secolo oppure ai mulini medievali, cosa che i contemporanei non avrebbero mai fatto. “Tecnologia” ha inoltre acquisito, negli ultimi decenni, significati anche più estesi, come nel caso del termine “bio-tecnologia”.<br />
Come cercherò di mostrare, questa tendenza è probabilmente anche una delle tracce più significative della forte influenza che la cultura tecnologica americana ha avuto sul nostro mondo, in quanto è proprio nella lingua inglese/americana che il termine <em>technology</em> è divenuto prevalente ed omnicomprensivo, ad indicare tutto ciò che ha a che fare col mondo dell’artificiale, delle macchine, dei congegni e dei mezzi di produzione basati su macchinari in grado di sostituire il lavoro diretto dell’uomo. Peraltro, anche negli Stati Uniti l’utilizzo di questo termine ha subito una evoluzione, ed è curioso constatare che gli americani hanno in realtà fatto propria una tendenza dapprima manifestatasi nell’area germanica, e che si è poi affermata nel linguaggio di quasi tutte le nazioni sviluppate, quando gli Stati Uniti hanno di fatto assunto la guida della tecnologia mondiale».</p>
<p>Leggi l’articolo completo di G. Lapini su <em><a href="http://euresis.org/it/Dettaglio_Articoli7d36.html?id=51" target="_blank">Euresis</a></em>.</p>
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		<title>Pax</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:44:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Contraddizione e paradosso sono dispositivi diversamente congegnati: la contraddizione risolve gli opposti in unità provvisorie, il paradosso li lascia coesistere senza conflitto, cioè pacificamente. La prima è un fattore di movimento, il secondo di stasi. Inerzia e atrofia contrassegnano in definitiva lo statuto della certezza: non tanto perché essa non aspiri alla verità, ma perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Contraddizione e paradosso sono dispositivi diversamente congegnati: la contraddizione risolve gli opposti in unità provvisorie, il paradosso li lascia coesistere senza conflitto, cioè pacificamente. La prima è un fattore di movimento, il secondo di stasi. Inerzia e atrofia contrassegnano in definitiva lo statuto della certezza: non tanto perché essa non aspiri alla verità, ma perché il suo sviluppo, come si diceva, è ‘solo’ apparente. Ci sono dunque due criteri di sviluppo: uno reale, l’altro apparente. Il lavoro della dialettica si incarica di unificarli sotto le specie del vero e del falso.</p>
<p>La scabra conclusione hegeliana: «[...] <em>il singolo</em> sa il puro Questo, o sia la <em>singola cosa</em> [<em>Der </em>Einzelne<em> weiß reines Dieses, oder</em> das Einzelne]» (G.W.F. Hegel, <em>Phänomenologie des Geistes</em>, a cura di H.F. Wessels e H. Clairmont, Amburgo 1988, p. 70), è ben nota al lettore della <em>Fenomenologia dello spirito</em>. Il singolo sa la singolarità: <em>Der Einzelne weiß das Einzelne</em>. Sostiamo per qualche istante su questa parafrasi del testo. <em>Der</em> Einzelne, <em>das</em> Einzelne. Il sostantivo rimane lo stesso, ma i due articoli, differenziandosi, registrano il cambiamento di genere. L’articolazione sensibile dei generi o, se piace meglio, il processo di differenziazione dell’unità logica del genere, introduce un altro elemento nel plesso della certezza — lo chiameremo l’elemento politico. L’atto che disarticola il genere e riarticola i generi è l’atto politico ricondotto alla sua essenza. Ne discende la semplice impossibilità di istruire una politica dell’<em>unità</em>. La logica della verità non ha punti di contatto con la logica politica della certezza. Spetta all’articolazione sensibile dei generi il compito di spezzare l’involucro astratto dell’unità logica. Tale compito è politico. Tosto che si instaura la visione politica, si apre, nel fatto, il regno della molteplicità. Questo significa che ogni politica è costitutivamente ‘democratica’ ovvero ‘greca’. <em>L’essere</em>, infatti,<em> si dice in molti modi</em>.</p>
<p>[...]</p>
<p>Anche la certezza è salva dalla verità: grazie al suo statuto infernale, grazie alla costituzione <em>aidetica</em> non riconducibile al modello eidetico o veritativo. Il plesso mitico della certezza si ricompone in un lampo: Ἅιδης, dice il poeta, è un «serbatoio di immagini» (F.G. Jünger, <em>Griechische Mythen</em> [1947], Francoforte s.M. 1994, p. 143). Come energia produttrice di immagini, la certezza circoscrive un mondo parallelo (l’<em>altro mondo</em>) rispetto a quello della verità e della produzione dei concetti. La certezza è dei morti, della morte; mentre la vita è segnata dalla successione delle verità che scandiscono storicamente la prassi del potere. Sappiamo però che tra politica e potere, come tra teoria e prassi, insiste, salvifico, il <em>chorismos</em>».</p>
<p>G. Raciti – <em><a title="Vita pensata.eu" href="http://www.vitapensata.eu/2010/08/03/wende-mich-nicht-um-a-proposito-di-un-detto-della-fenomenologia-dello-spirito-di-hegel/" target="_blank">Wende mich nicht um</a></em> («Vita pensata», anno I, n. 2, agosto 2010, pp. 18-24).</p>
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		<title>Sogno</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:44:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«I nostri sogni valgono più dei nostri ragionamenti». Montaigne, Saggi. «Sotto la volta dei neri viali incedo solo tra lo scintillare della rugiada, come l&#8217;Avo sotto le grotte dello sfolgorante obitorio. Evito anch&#8217;io, d&#8217;istinto, non so perché, il nefasto chiaror lunare e la malefica vicinanza degli uomini. Sì, le evito quando cammino così in compagnia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«I nostri sogni valgono più dei nostri ragionamenti».<br />
Montaigne, <em>Saggi</em>.</p>
<p>«Sotto la volta dei neri viali incedo solo tra lo scintillare della  rugiada, come l&#8217;Avo sotto le grotte dello sfolgorante obitorio. Evito  anch&#8217;io, d&#8217;istinto, non so perché, il nefasto chiaror lunare e la  malefica vicinanza degli uomini. Sì, le evito quando cammino così in  compagnia dei miei sogni; perché sento, «allora», di recare dentro di me  il riflesso delle sterili ricchezze d&#8217;una lunga serie di re caduti in  oblìo».<br />
Villiers, <em>Ricordi sotterranei</em>.</p>
<p>«Il ricordo d&#8217;una certa immagine non è che il rimpianto di un certo  minuto; e le case, le strade, i viali, sono fuggitivi, ahimè, come gli  anni».<br />
Proust, <em>La strada di Swann</em>.</p>
<p>«Non ci sono ragioni per cui, fuori di noi, un luogo reale possegga gli scenari della memoria piuttosto di quelli del sogno».<br />
Proust, <em>Sodoma e Gomorra</em>.</p>
<p>«Se ciascun sogno è un passo dentro il mondo infero, allora ricordare un sogno è ricordarsi della morte e spalanca un abisso spaventoso sotto i nostri piedi».<br />
Hillman, <em>Il sogno e il mondo infero</em>.</p>
<p>«Buona parte della vita comune si svolge nello stato di sogno. Pochi sanno dove ha inizio il regno dei sogni, conoscono dov’è il confine e stanno davvero attenti a non varcarlo, anzi pochissimi: giusto coloro che hanno un’istruzione e un istinto metafisici. Scarsi nomi è dato di elencare di uomini adeguatamente preparati: metafisico è un pugno di esseri illuminati entro uno stuolo immenso di ignari. I più vivono nel sogno e non sanno nemmeno quante volte e a qual punto ogni giorno varchino il confine che scinde la realtà dai sogni».<br />
Zolla, <em>Discesa all’Ade e resurrezione</em>.</p>
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		<title>Res</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:41:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«L&#8217;usura di ogni materia, ivi compresa la materia prima “uomo”, per la produzione tecnica dell&#8217;incondizionata possibilità di produrre tutto, è segretamente determinata dal vuoto completo in cui l&#8217;essente, la materia del reale, è sospeso. Questo vuoto deve essere riempito». Heidegger, Oltrepassamento della metafisica. «Il desiderio di trarre utilità dagli oggetti della natura è legato alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«L&#8217;usura di ogni materia, ivi compresa la materia prima “uomo”, per la produzione tecnica dell&#8217;incondizionata possibilità di produrre tutto, è segretamente determinata dal vuoto completo in cui l&#8217;essente, la materia del reale, è sospeso. Questo vuoto deve essere riempito».<br />
Heidegger, <em>Oltrepassamento della metafisica</em>.</p>
<p>«Il desiderio di trarre utilità dagli oggetti della natura è legato alla loro distruzione».<br />
Hegel, <em>Propedeutica filosofica</em>.</p>
<p>«Noi non comprendiamo la morte, non la comprendiamo mai; ed ogni essere è veramente morto solo quando son morti anche tutti coloro che lo hanno conosciuto».<br />
Schnitzler, <em>Fiori</em>.</p>
<p>«Non si è di nessuna parte finché non si ha un morto sotto terra».<br />
Marquez, <em>Cent&#8217;anni di solitudine</em>.</p>
<p>«Sul suolo delle città si sono nominate signore<br />
e s&#8217;insinuano per cancellarci, senz&#8217;anima, le cose».<br />
Majakovskij, <em>Vladimir Majakovskij</em>.</p>
<p>«Quanto che fu esentato d&#8217;artificio<br />
somiglia l&#8217;impensato delle cose<br />
che non furono mai  Pure v&#8217;è come<br />
patetico un rimpianto  Un mal d&#8217;amore<br />
mancato in si star qui<br />
che strano e vago vago e strano duole<br />
&#8216;me se perduto quasi &#8216;me morir<br />
d&#8217;ecco son voci e sordo è il tuo sentire<br />
ché m&#8217;hai parlata mai &#8216;me rosa e viola<br />
dapersempre non sono fiorite<br />
sulle tue labbra mute in non le dir».<br />
Bene, <em>&#8216;l mal de&#8217; fiori</em>.</p>
<p>«La decisione di morire è simile al ritiro nel regno della mera contemplazione in quanto è un ritiro da ogni azione ulteriore».<br />
Heller, <em>Etica generale</em>.</p>
<p>«Ora, attribuire un valore assoluto a un essere non in funzione di ciò che egli <em>fa</em>, dei suoi atti, ma semplicemente perché egli <em>è</em>, in ragione del suo semplice <em>Sein</em>, del suo <em>Essere</em>, significa amarlo. [...] Amando l’uomo nella sua <em>inazione</em>, lo si considera <em>come</em> se fosse morto».<br />
Kojève, <em>Introduzione alla lettura di Hegel</em>.</p>
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		<title>Patria</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:35:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Non possiamo giudicare degni di coprire cariche pubbliche onorifiche coloro che riteniamo indegni di un qualsiasi onore». Boezio, La consolazione della filosofia. «Grandi legislatori, fondatori di religioni benefiche, grandi filosofi e geni della scoperta scientifica aiutano il progresso del genere umano in misura più elevata con le loro opere che generando una numerosa prole». Darwin, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Non possiamo giudicare degni di coprire cariche pubbliche onorifiche coloro che riteniamo indegni di un qualsiasi onore».<br />
Boezio, <em>La consolazione della filosofia</em>.</p>
<p>«Grandi legislatori, fondatori di religioni benefiche, grandi filosofi e geni della scoperta scientifica aiutano il progresso del genere umano in misura più elevata con le loro opere che generando una numerosa prole».<br />
Darwin, <em>L&#8217;origine dell&#8217;uomo</em>.</p>
<p>«La Bomba è il vero Buddha occidentale: dispositivo perfetto, distaccato, sovrano.<br />
[...] Il concetto di libertà, come il Grande Inquisitore ben sa, costituisce il cardine di ogni sistema repressivo: tanto più questo è repressivo (inquisizione ecc.), tanto più martellante dev’essere sparata nelle teste la retorica della libertà. Esattamente questa è la cifra ideologica di ogni moderno conservatorismo cui sempre sottende quell’antropologia pessimistica per la quale la libertà altro non sarebbe se non un’illusione pericolosa, un mero astratto <em>conatus</em>, un vaneggiante frego di penna sul carattere “legato” e necessariamente (indispensabilmente) <em>istituzionale</em> della vita umana. Ovunque oggi nel mondo vengano agitate teorie di libertà ed emancipazione, lì appare anche la loro antitesi».<br />
Sloterdijk, <em>Critica della ragion cinica</em>.</p>
<p>«Il vero e puro dispotismo nasce dal senso della libertà, ed è anzi esso stesso il senso della libertà che trionfa».<br />
Goethe</p>
<p>«Gran parte di quel che diciamo non è che recitazione».<br />
Proust, <em>La progioniera</em>.</p>
<p>«Si considerino le età di un popolo in cui il dotto appare in primo piano: sono tempi di stanchezza, spesso di crepuscolo, di decadenza – la forza sovrabbondante, la certezza di vita, la certezza d’<em>avvenire</em> se ne sono partite. La preponderanza dei mandarini non significa mai nulla di buono: come l’avvento della democrazia, degli arbitrati di pace al posto della guerra, dell’eguaglianza dei diritti delle donne, della religione della compassione e qualsiasi altro sintomo esistente della vita declinante».<br />
Nietzsche, <em>Genealogia della morale</em>.</p>
<p>«L’eccessiva libertà, sembra, non può trasformarsi che in eccessiva schiavitù, per un privato come per uno stato».<br />
Platone, <em>Repubblica</em>.</p>
<p>«L’egoismo pressoché puro dell’onore eroico fu stemperato nell’orgoglio civico».<br />
Finley, <em>Il mondo di Odisseo</em>.</p>
<p>«La morale è una convenzione privata; il decoro è una faccenda pubblica».<br />
Yourcenar, <em>Memorie di Adriano</em>.</p>
<p>«Una società non potrebbe essere forse tanto più segretamente gerarchizzata man mano che divenisse di fatto più democratica? È una cosa possibilissima. Il potere politico dei papi è molto aumentato da quando essi non hanno più né uno Stato né un esercito; le cattedrali esercitavano un’attrattiva molto minore su un devoto del secolo XVII che non ora su un ateo del secolo XX; e, se la principessa di Parma fosse stata sovrana di uno Stato, senza dubbio mi sarebbe venuto in mente di scriver di lei quanto d’un presidente della Repubblica, cioè nemmeno un rigo».<br />
Proust, <em>I Guermantes</em>.</p>
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		<title>Fede</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hospis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«In un regno di pagani viene un gruppo di cristiani, piccolo e debole, privo di ogni cosa. Gli stranieri chiedono agli indigeni, da uomini a uomini, come si deve, gli aiuti per sopravvivere. Vengono loro concesse le cose necessarie, vengono assegnate delle sedi, i pagani e i cristiani diventano un popolo solo. La religione cristiana mette radici, si diffonde, ma non è ancora la più forte. Si coltivano ancora la pace, l&#8217;amicizia, la fiducia e si rispetta la giustizia. Ma alla fine i cristiani diventano più forti, perché vien fatto magistrato uno dei loro. Allora finalmente è tempo di rompere i patti, di violare i diritti, per cacciare l&#8217;idolatria, e questi buoni pagani, così scrupolosamente rispettosi del diritto, se non vogliono abbandonare i loro antichi riti e adottare quelli nuovi ed estranei, debbono vedersi privati della vita, dei beni e delle terre avite, anche se non peccano contro i buoni costumi e contro la legge civile. Dopo di che risulta apertamente a che cosa conduce il fanatismo per la Chiesa, quando è unito con il desiderio di predominio, e si dimostra con evidenza con quanta facilità la religione e la salvezza dell&#8217;anima servano da pretesto per l&#8217;ambizione e per le ruberie».<br />
Locke, <em>Lettera sulla tolleranza</em> [1687].</p>
<p>«Deve formarsi nell&#8217;intimo di ogni bimbo una fede in qualcosa; non solo in qualcosa che sia buono, ma in qualcosa su cui si possa contare e che resista, o che, se offeso o lasciato perire, risorga».<br />
Winnicott, <em>La famiglia e lo sviluppo dell&#8217;individuo</em>.</p>
<p>«Per soffrire veramente per una donna bisogna aver creduto pienamente in lei».<br />
Proust, <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore</em>.</p>
<p>«La religione contiene un&#8217;infinita malinconia. Se dobbiamo amare Dio egli dev&#8217;essere bisognoso d&#8217;aiuto».<br />
Novalis, <em>Frammento 995</em>.</p>
<p>«Le statue delle dee venivano mostrate in una luce sfolgorante ed in questa festa delle ricordanze il credente intuiva le loro sofferenze, la loro felicità, i loro benefici, la loro presenza invisibile. Le promesse di felicità futura parevano fatte dalle dee stesse.»<br />
Rohde, <em>Psiche</em>.</p>
<p>«Tutte le religioni sono, nel loro ultimo fondo, sistemi di crudeltà».<br />
Nietzsche, <em>Genealogia della morale</em>.</p>
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		<title>Lettere</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 21:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hospis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Nella lettera il pensiero coagula e solidifica &#8211; diventa più forte. Orfana della lettera, la vita soffierebbe a suo talento sulla pianta del pensiero, schiantandola. Testo e note scavano la geologia del pensiero. Il pensiero profondo è quello che produce la ricca stratificazione. Nelle note si raccoglie la terra del pensiero. Il testo, le note [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Nella lettera il pensiero coagula e solidifica &#8211; diventa più forte. Orfana della lettera, la vita soffierebbe a suo talento sulla pianta del pensiero, schiantandola. Testo e note scavano la geologia del pensiero. Il pensiero profondo è quello che produce la ricca stratificazione. Nelle note si raccoglie la terra del pensiero. Il testo, le note e, al più alto grado, la &#8216;traduzione&#8217;, attesteranno la compiuta organicità dell&#8217;opera».<br />
Raciti, <em>Critica della notte</em>.</p>
<p>«Un tempo la conoscenza della grammatica veniva considerata in molti luoghi come il simbolo della fascinazione. E difatti già nell&#8217;inglese medievale dalla parola <em>grammar</em> derivò la parola <em>glamour</em>: ciò vuol dire che chi è capace di leggere e scrivere sarà capace di fare anche altre cose impossibili».<br />
Sloterdijk, <em>Regole per il parco umano</em>.</p>
<p>«La parola scritta m&#8217;ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press&#8217;a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m&#8217;hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l&#8217;andar del tempo, la vita m&#8217;ha chiarito i libri».<br />
Yourcenar, <em>Memorie di Adriano</em>.</p>
<p>«Il mondo non è stato creato una volta sola, ma tutte le volte che è sopraggiunto un artista originale».<br />
Proust, <em>I Guermantes</em>.</p>
<p>«La Luna è un deserto, [...] da questa sfera arida parte ogni discorso e ogni poema; e ogni viaggio attraverso foreste battaglie tesori banchetti alcove ci riporta qui, al centro d&#8217;un orizzonte vuoto».<br />
Calvino, <em>Il castello dei destini incrociati</em>.</p>
<p>«Dove l&#8217;uomo entra nel creato, lì incomincia il periodo attuale: il tempo delle rivoluzioni del mondo è finito. Ora la poesia si volge all&#8217;uomo, e a lui rivela il suo destino, il suo dovere, la sua meta».<br />
Rohde, <em>Psiche</em>.</p>
<p>«La poesia e il progresso sono due ambiziosi che si odiano d’un odio istintivo, e, quando s’incontrano sulla stessa strada, bisogna che uno dei due serva l’altro».<br />
Baudelaire, <em>Il pubblico moderno e la fotografia</em>.</p>
<p>«La dualità tra prosa e poesia, la dualità tra contenuto e forma, non possono continuare a esistere. Quindi per lo scrittore moderno la forma avrà un significato direttamente spirituale, egli non descriverà nessun evento, non descriverà affatto, ma scriverà. Egli ricreerà nella parola la totalità degli eventi: unità costruttiva del contenuto e della forma».<br />
<em>Secondo manifesto</em> del “De Stijl”.</p>
<p>«Non so se sia ancora di moda elaborare a lungo le opere poetiche, mantenendole fra l’essere e il non essere, sospese per anni di fronte al desiderio; coltivare il dubbio, lo scrupolo e i pentimenti, – al punto che un’opera sempre ripresa e sempre rielaborata assuma poco a poco l’importanza segreta di un’impresa di riforma di se stessi.<br />
Questa tendenza a produrre poco non era rara, quarant’anni fa, fra i poeti e fra alcuni prosatori. Per loro il tempo non aveva importanza; ed è qualcosa di quasi divino. Né l’Idolo del Bello, né la superstizione dell’Eternità letteraria erano ancora decaduti; e la fede nella Posterità non era del tutto abolita. Esisteva una sorta di <em>Etica della forma</em> che conduceva al lavoro infinito. Coloro che vi si consacravano ben sapevano che più il lavoro è grande, minore è il numero delle persone che lo comprendono e l’apprezzano; essi faticavano per molto poco – e quasi da santi&#8230;<br />
[...] Agli occhi di questi amatori di inquietudine e di perfezione, un’opera non è mai <em>compiuta</em> – parola che per loro non ha alcun senso – ma <em>abbandonata</em>; e questo abbandono, che la consegna alle fiamme o al pubblico (sia esso conseguenza della noia o dell’obbligo di consegna), è per loro una specie di <em>incidente</em>, paragonabile all’interruzione di una riflessione, che la stanchezza, il disturbo, o qualche sensazione finiscano per annullare».<br />
Valéry, <em>Sul «Cimitero marino»</em>.</p>
<p>«Sforzi e sonni sono nemici degli studi».<br />
Platone, <em>Repubblica</em>.</p>
<p>«Non si scrive che al limite del proprio sapere, su quella punta estrema che separa il nostro sapere e la nostra ignoranza <em>e che fa passare l’uno nell’altra</em>. Soltanto così si è portati a scrivere».<br />
Deleuze, <em>Differenza e ripetizione</em>.</p>
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