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Il potere di Foucault

In uno storico convegno ebbero a fronteggiarsi sulla condizione attuale della società (e su nuove prospettive per una futura) due grandi filosofi: Michel Foucault e Noam Chomsky. Ne è disponibile qualche brevissimo estratto su YouTube, in due parti (sottotitolate in italiano) titolate «Potere e società futura» la prima e «Natura e cultura» la seconda.

Di rilievo appare l’intervento del filosofo francese. Abbiamo l’abitudine di pensare, in Europa, che il potere sia nelle mani del governo e che si eserciti tramite istituzioni, dice Foucault. Egli invece è convinto che

il potere politico si eserciti anche e soprattutto tramite alcune istituzioni che sembrano non aver nulla a che fare con il potere politico, che dovrebbero essere indipendenti e che in realtà non lo sono. Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere una certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altre classi. La psichiatria, che in apparenza è destinata al bene dell’umanità e alla conoscenza degli psichiatri, è essa stessa un modo per imporre un potere politico su un gruppo sociale. Così come la giustizia. Mi sembra che l’obiettivo politico, in una società come la nostra, sia di criticare il ruolo delle istituzioni apparentemente neutre ed indipendenti; di criticarle, di attaccarle al punto che la violenza politica che si esercita oscuramente in esse emerga e di conseguenza possa essere combattuta.

Criticarle non significa però poter oltrepassare la soglia storica e culturale che delimita la configurazione del potere di classe all’interno della quale quella forma di critica ha la sua origine. Il potere è soprattutto, si può forse dire, un sistema di valori che fungono da orizzonte. E l’orizzonte è per definizione l’invalicabile.

L’incontro diede vita a un testo (Della natura umana), disponibile in rete in lingua inglese, che Giovanni Polimeni ha recensito su Sitosophia.